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Istruzioni per il futuro

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Istruzioni per il futuro Wired, riconosciuto come la “bibbia” della rivoluzione digitale, è sbarcato in Italia nel 2009 ed è oggi diretto da Luca Zorloni. Tre sono le "anime" del brand: digitale, magazine ed eventi. Il sito Wired.it racconta scienza, tecnologia e innovazione con aggiornamenti quotidiani dal mondo, inchieste, reportage e analisi; il magazine approfondisce ogni tre mesi un tema con l'aiuto delle firme più rilevanti; gli eventi, da Wired Health a The Big Interview fino al Wired Next Fest, avvicinano il grande pubblico alla testata e alle voci della rivoluzione tech. E poi newsletter, podcast e serie video. Seguici anche su Facebook, Twitter, Instagram, TikTok, Pinterest e Youtube @wireditalia

Website
https://www.wired.it/
Industry
Book and Periodical Publishing
Company size
201-500 employees
Headquarters
Milano, Lombardia
Type
Privately Held

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Updates

  • Questa volta Glovo e Deliveroo sono nel mirino dell’Antitrust per la narrazione che fanno di sé nel loro codice etico. Le comunicazioni sulla responsabilità sociale e sul trattamento dei rider non rispecchierebbero quelle che sono le reali condizioni di lavoro nel settore delle consegne. Etica, sostenibilità, responsabilità sociale. Se queste non sono le parole che assocereste in automatico a piattaforme come Glovo o Deliveroo non siete gli unici. È su questo linguaggio che negli anni si è costruita l’immagine delle piattaforme di delivery ed è proprio questa narrazione rosea che ora l’Antitrust mette in discussione. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha infatti avviato due istruttorie nei confronti di alcune società del gruppo Glovo – in particolare Glovoapp23 S.A., Foodinho Srl e Glovo Infrastructure Services Italy Srl — e di Deliveroo Italy Srl per possibili condotte illecite nell'attività di consegna a domicilio di prodotti alimentari. Al centro della contestazione c'è il modo in cui le due piattaforme si presentano al pubblico di consumatori e rider. ✍️ Elena Betti, clicca sul link ⛓️ per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/dEGMkrHb 📸 Vincenzo Nuzzolese/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

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  • Com’è possibile che GameStop, reduce da anni complicati, metta sul piatto 56 miliardi di dollari per comprare un colosso del calibro di eBay? L’offerta shock lanciata da Ryan Cohen divide gli analisti. Non capita spesso che un’azienda cerchi di comprarne un’altra che ha quasi quattro volte la sua capitalizzazione di mercato. Ma è quello che vuole fare GameStop con eBay. Il primo a dare la notizia, inaspettata, è stato il Wall Street Journal venerdì 1 maggio. Due giorni dopo è arrivata l’ufficialità, con l’intervista – sempre al quotidiano finanziario statunitense – del presidente e ceo di GameStop, Ryan Cohen, e la pubblicazione del comunicato. Immediata la reazione dei mercati, con le azioni di eBay che salgono e quelle di GameStop che scendono. Per ora, tuttavia, è soltanto un’offerta. Le ambizioni sembrano chiare, l’esito molto meno. ✍️ Valentina Neri, clicca sul link ⛓️ per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/dARitiSt 📸 Michael M. Santiago/Getty Images

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  • Una buona parte dei podcast che si ascoltano ogni giorno potrebbero essere in realtà di natura sintetica, dato che le ultime ricerche nel segmento hanno scoperto come circa un terzo delle produzioni sia in realtà generato da intelligenza artificiale. Una rivelazione che di certo non sorprende dato che i grandi modelli di linguaggio dedicati alla parte audio sono sempre più accessibili, precisi e rapidi e possono confezionare file del tutto fedeli agli originali, accelerando i tempi e ottimizzando le risorse. Tramite il progetto open-source chiamato Podcast Index, che raccoglie dati pressoché in tempo reale sul fenomeno, nel 2026 i podcast generati dall'intelligenza artificiale rappresentano almeno un terzo della fetta del totale dei nuovi feed di podcast immessi in rete. Osservando le percentuali condivise, si scopre che su poco più di 1000 nuove produzioni analizzate, circa due terzi sono legittimi e creati da umani utilizzando metodi tradizionali quindi con il caro e vecchio mix di microfoni, cuffie e software per il montaggio audio. Il restante terzo del totale è con tutta probabilità di origine sintetica: se molti autori specificano in modo esplicito di aver usato l'AI, molti altri utenti lo tengono nascosto. Tuttavia, ci sono strumenti affidabili che possono comprendere se l'intelligenza artificiale possa essere o meno entrata in gioco. La percentuale è destinata ad aumentare? ✍️ Marta Musso, clicca sul link ⛓️ per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/dK3kab4y 📸 Noam Galai/Getty Images

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  • Nel 2025 il software spia #Graphite viene rilevato negli smartphone di vittime italiane. I magistrati ancora attendono riscontri dall'azienda israeliana. Cinque le ispezioni da parte del ministero della Difesa di Tel Aviv per verificare il rispetto delle licenze di export, ma senza conseguenze. L'inchiesta di Wired Italia su Paragon e le parole di Ciro Pellegrino di Fanpage, uno dei giornalisti spiati. ✍️ Rosita R., clicca sul link ⛓️ in bio per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/d557dX5G

  • Ancora nessuna collaborazione. Paragon, società israeliana di spyware, non ha fornito informazioni alla giustizia italiana, impegnata a far luce sulle infezioni con il software spia Graphite scoperte in Italia a inizio 2025. A oltre un anno dall’invio delle richieste formali alle autorità di Tel Aviv, i magistrati stanno ancora aspettando risposte utili ad avere riscontri tecnici sugli attacchi spyware contro le vittime. È quanto può documentare un'inchiesta di Wired Italia, che attraverso fonti qualificate, documenti ufficiali e richieste di accesso civico agli atti ritorna sul caso Paragon. Pubblicamente l'azienda israeliana, fondata nel 2019, ha più volte dichiarato di essere disposta a collaborare per fare chiarezza sui casi di presunti abusi riguardanti i propri prodotti, ma le autorità italiane stanno ancora aspettando risposta. La questione, però, va oltre Paragon e riguarda il ruolo che gioca il governo di Israele nel blindare le aziende che considera sensibili. Pegasus, lo spyware di un altro colosso israeliano del settore, Nso, è finito al centro di scandali su presunti abusi in Polonia, Spagna e Ungheria. E secondo attivisti, giornalisti e avvocati intervistati da Wired Italia per questa inchiesta, la mancata collaborazione da parte di autorità e aziende israeliane ha già ostacolato l’accertamento delle responsabilità. ✍️ Rosita R., clicca sul link ⛓️ per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/d557dX5G 📸 Witthaya Prasongsin/Getty Images

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  • Le recenti sentenze in New Mexico e Los Angeles, che hanno stabilito che Google e Meta hanno intenzionalmente progettato piattaforme di social media capaci di creare dipendenza, rappresentano un momento storico. Confermano che i danni subiti dai giovani utenti non sono accidentali, ma radicati nel design e nei modelli di business di queste piattaforme. Eppure, invece di affrontare queste cause profonde, i legislatori ricorrono sempre più spesso alle restrizioni. Il divieto australiano ai social media per i giovani e misure simili in tutta Europa – tra cui limiti di accesso, verifica dell'età e sorveglianza – riflettono una tendenza crescente che sposta la responsabilità dalle piattaforme agli utenti giovani. Noi, la generazione che queste misure affermano di proteggere, rifiutiamo con fermezza questo approccio. Se l'obiettivo è davvero supportarci, è giunto il momento di ascoltare ciò che abbiamo da dire. La gabbia dorata Non chiudeteci in una gabbia dorata chiamandola protezione. Il mancato intervento sulle cause profonde del danno non giustifica la nostra esclusione, nemmeno temporaneamente. Nonostante i loro difetti, gli spazi online offrono qualcosa di raro: un accesso significativo a informazioni, connessioni e partecipazione, su una scala senza precedenti. ✍️ Clicca sul link ⛓️ per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/dC3DTXDp 📸 Anna Barclay/Getty Images

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    Per oltre un anno, all’aeroporto di Milano Linate, il nostro volto è stato trattato come un documento. Col sistema di #FaceBoarding bastava registrarsi, farsi scansionare la faccia e attraversare i varchi senza mostrare carta d’identità, carta d’imbarco o altro. Un sistema pensato per rendere più fluido il flusso dei passeggeri, ma che oggi il Garante per la protezione dei dati personali definisce, senza ambiguità, illecito. Il provvedimento del 12 marzo 2026 chiude un’istruttoria avviata nel 2024 e arriva dopo la sospensione già disposta nel settembre 2025. Ma soprattutto segna un passaggio importante del modo in cui l’Europa sta cercando di governare l’uso della biometria negli spazi pubblici, un terreno dove innovazione tecnologica e diritti fondamentali si trovano sempre più spesso in contrasto. Come funzionava il FaceBoarding Il sistema FaceBoarding sviluppato da SEA, il gruppo che gestisce gli scali aeroportuali milanesi, si basava su un meccanismo apparentemente semplice. Il volto del passeggero veniva acquisito, trasformato in template biometrico e utilizzato per identificare la persona ai valichi di sicurezza e ai gate. L’obiettivo dichiarato era duplice, aumentare l’affidabilità dei controlli e velocizzare i flussi, riducendo attriti e tempi di attesa. ✍️ Leila Belhadj Mohamed clicca sul link ⛓️ in bio per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/dCW66sGr 📸 1,5 Stefano Rellandini / AFP via Getty Images 📸 2 iStock Editorial / Getty Images Plus

  • Apple ha annunciato che l'amministratore delegato #TimCook lascerà il suo ruolo nell'azienda a partire dal primo settembre. A guidare il colosso tech sarà John Ternus, attuale responsabile degli hardware, mentre Cook diventerà presidente esecutivo. Nei suoi 15 anni a capo di #Apple, Cook ha raccolto l'eredità dello storico fondatore Steve Jobs inaugurando un'era di enorme crescita finanziaria, anche grazie al lancio di prodotti di enorme successo come l'Apple Watch e gli AirPods. Una delle missioni principali del nuovo Ceo ora sarà quella di trovare la ricetta per recuperare il terreno perduto da Apple nella corsa all'AI, un settore in cui il gigante non è finora riuscito a imporsi. 📸 David Paul Morris/Bloomberg via Getty Images

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  • Per le grandi piattaforme digitali “non ci sono più scuse”. Parola della presidente Ursula von der Leyen, che annuncia il nuovo sistema europeo per la verifica dell’età degli utenti online. Ora spetta agli stati europei adottarlo. L’app europea per la verifica dell’età online è pronta. Si configura con il passaporto o la carta d’identità, non rivela alcuna informazione personale dell’utente, funziona su qualsiasi dispositivo (smartphone, tablet e computer) ed è open source. “Ma soprattutto, le piattaforme online possono facilmente fare affidamento sulla nostra app per la verifica dell’età, quindi non ci sono più scuse”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in conferenza stampa, mercoledì 15 aprile 2026. “L’Europa offre una soluzione gratuita e facile da usare che può proteggere i nostri bambini da contenuti dannosi e illegali”. Come funziona l’app europea per la verifica dell’età online ✍️ Valentina Neri, clicca sul link ⛓️ in bio per leggere l'approfondimento o vai su Wired.it: https://lnkd.in/duQ8ng_B 📸 Dursun Aydemir/Anadolu via Getty Images

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